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di Romano Cordella

Le origini

La conca di Norcia, fondo di un antico lago pliocenico, è frequentata dall'uomo fin dal Neolitico; l'età dei metalli è documentata dai materiali di Forca d'Ancarano e da corredi funerari dal IX secolo a.C., mentre la necropoli del piano di S. Scolastica resta in uso dal VI a.C. al I d.C. (da qui i letti in osso più antichi d'Italia). Tra il IX e il I secolo a.C. Nursia è un crocevia delle etnie italiche, con un'economia basata sull'allevamento, la pastorizia e il commercio.

Nursia romana

Conquistata nel 290 a.C. da Manio Curio Dentato, riceve la civitas sine suffragio e nel 268 la piena cittadinanza; dopo la guerra sociale diventa municipio. Nella guerra di Perugia si schiera con Antonio: espugnata da Salvidieno Rufo nel 41 a.C., è punita con proscrizioni e confische. La sua fama è legata ai prodotti della campagna (rape e navoni apprezzati a Roma), al clima rigido che le vale l'epiteto virgiliano di frigida e alla tempra dei suoi uomini — la proverbiale Nursina duritia — incarnata dal generale Sertorio; il primo terremoto registrato risale al 99 a.C. Dalla famiglia locale dei Vespasi discende, per parte di madre, l'imperatore Vespasiano. L'ager nursino, vastissimo, è il lembo settentrionale della Sabina tra Umbria e Piceno, fino alle valli del Nera e del Tronto; in età tardoimperiale la città dà nome a una provincia (Nursia-Valeria).

Cristianesimo e alto medioevo

Il cristianesimo, innestato su una precedente presenza ebraica, arriva con s. Feliciano (III secolo); il primo vescovo compare solo a fine V secolo e la diocesi sarà poi accorpata a Spoleto. Verso il 480 nascono i santi Benedetto e Scolastica. I Longobardi di Spoleto distruggono la città verso il 572 (ma nel 603 è ancora "romana", con propri magistrati); devastata di nuovo nel 741 da Liutprando, decade sotto il gastaldato di Ponte ed è ripopolata con coloni franchi verso l'815. Nel 962 Ottone I la dona a papa Giovanni XII.

Il libero Comune (secoli XII–XIV)

Nel 1201 Norcia riconosce la dipendenza da Spoleto, ma entro metà Duecento il Comune se n'è affrancato, diventandone il rivale. Riconquista per ondate il territorio tra Nera, Corno e Salaria — dalla valle di Campi (1227) ad Arquata del Tronto e Accumoli (1251), fino a Triponzo, Cerreto e Ponte— sempre in tenzone con Cascia e Visso. Il catastrofico terremoto del 1328 frena solo per poco le ambizioni: l'anno dopo la città si ribella al rettore del Ducato; seguono la peste e la stretta dell'Albornoz, sotto il quale vengono approvati i nuovi Statuti comunali. Al podestà aristocratico subentra un governo popolare di artigiani e mercanti appoggiato dal capitano del popolo; la nobiltà, a differenza di altri centri umbro-marchigiani, non impone mai una signoria. Il Trecento si chiude con la floridezza economica e il primato su tutta la montagna.

Il Quattrocento

Secolo contrastato: autonomia e diplomazia intensa, ma ostilità continue con Spoleto, Camerino, Ascoli, Cascia e Visso. Dopo la dura capitolazione con Francesco Sforza (1438) e la perdita cruenta di Cerreto (1446) — che spinge l'umanista Giovanni Pontano a lasciare la patria — il conflitto con Spoleto del 1454 allarma le corti italiane mentre la lotta con Ascoli per Arquata mette Norcia in rotta con Paolo II, che definisce i Nursini "i più cativi homini del mondo". Nel 1467, di fronte alle squadre napoletane, all'esercito pontificio, a Braccio Fortebraccio, al signore di Camerino e ai Malatesta, la città capitola e per la prima volta accetta un governatore apostolico. Ottenuta la Libertas ecclesiastica (1471), torna a recalcitrare, finché nel 1477 viene piegata e nel 1484 è sottoposta alla Legazione di Perugia.

Il Cinquecento: il giogo pontificio

Nel 1506 il commissario papale subentra al podestà. Gli anni del sacco di Roma sono devastanti: Preci rasa al suolo per ribellione (1528), i consoli trucidati nel palazzo pubblico; la vita civile è a tal punto degradata che gli stessi Nursini chiedono la protezione diretta del papa. Nel 1554 sorge la Castellina, residenza del governatore, sul vecchio palazzo del podestà; nel 1569 Pio V istituisce la Prefettura della Montagna, che fa di Norcia il capoluogo di uno staterello tra Marche e Umbria. Il visitatore apostolico Malvasia (1585) descrive una fiorente industria della lana e un contado in cui ogni castello pratica un mestiere particolare; nel 1560 la città conta 1.134 fuochi, il contado 3.077.

Sei-Settecento: rinnovamento, terremoti, declino

La prima metà del Seicento porta un notevole rinnovamento edilizio e artistico (città e contado contano circa 18.000 abitanti), poi subentra la stagnazione, con la ricchezza nelle mani di ristrette cerchie oligarchiche. Il Settecento è segnato dai due micidiali terremoti del 1703 e del 1730, che cancellano l'assetto urbano: tra il 1560 e il 1760 la città crolla da 1.134 a 351 fuochi, il contado da 3.077 a 813, e dei diciassette lanifici di inizio secolo, nel 1781 ne restano due. La ricostruzione, protrattasi per quasi tutto il secolo, conferisce all'abitato la fisionomia tuttora prevalente. Resta viva — ripresa soprattutto dagli enciclopedisti francesi — la fama di repubblica semindipendente e nemica delle lettere; perdurano i mestieri tradizionali: i celebri cerusici-castratori, la norcineria (fama che dura tuttora), i facchini doganali in Toscana, le questue appaltate per mezza Europa, oltre a un fiorente commercio con il Regno di Napoli.

Da Napoleone all'Unità

I giacobini arrivano nel 1798, ma gli insorgenti e le truppe filoaustriache li cacciano nel maggio del 1799, bruciando in piazza l'albero della libertà. Dopo il ritorno del governo pontificio, dal luglio 1809 al settembre 1814 Norcia fa parte dell'Impero francese (dipartimento del Trasimeno), con sottoprefettura, tribunale e poste. La Restaurazione sopprime quegli uffici e smembra il territorio (nascono i comuni di Preci e Croce). In compenso nel 1820 viene ripristinata l'antica sede vescovile. Alla carestia del 1854 e al colera del 1855 segue, il 22 agosto 1859, un terremoto tremendo: su 676 abitazioni ne restano in piedi 76, con 101 vittime. Il 18 settembre 1860 un plebiscito entusiastico sancisce l'annessione al Regno d'Italia; molti giovani partono per le guerre risorgimentali, seguono Garibaldi, combattono gli austriaci nel 1866-67, partecipano alla presa di Roma (1870), cadono a Dogali (1887).

Dall'Unità al Novecento

Dopo l'Unità la cittadina si rimoderna (porta Romana, teatro civico, monumento a S. Benedetto, nuovo acquedotto, carrozzabili per Ascoli e Cittareale), ma la miseria spinge circa cinquecento Nursini a emigrare in America tra Otto e Novecento. Il 12 ottobre 1902 è inaugurato il primo servizio pubblico italiano di automobili a vapore tra Spoleto e Norcia; il 1° novembre 1926 apre la ferrovia elettrica Spoleto–Norcia, soppressa nel 1968. Dopo il pesante tributo di vite delle due guerre mondiali e la lotta partigiana in montagna, la liberazione arriva il 15 giugno 1944. Il primo sindaco è Ufente Vannicelli, ortolano (1945-46).

Alle soglie del Duemila (dove si ferma la fonte)

Dopo il sisma del 19 settembre 1979, la popolazione si assesta sulle 5.000 unità nel comune, di cui 2.000 nel capoluogo. Le prospettive di sviluppo di Norcia e della Valnerina si legano a un turismo variegato — ecologico, sportivo, gastronomico, culturale, religioso — favorito dall'istituzione del Parco Nazionale dei Monti Sibillini (1989) e da una ricettività superiore alla media umbra. Sono via via realizzati gli obiettivi culturali (il museo della Castellina, l'antiquarium, l'archivio storico, la biblioteca, l'auditorium) e urbani (pavimentazioni, metanizzazione, mura, arredo, recupero di spazi come l'ampliamento di piazza S. Francesco), la problematica sistemazione delle marcite e della zona industriale, e la valorizzazione delle frazioni, presidio e risorsa irrinumciabile.

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